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Per essere spiriti liberi, ci vuole una certa disciplina

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giovedì 8 maggio 2008

Cicli

Oggi avevo deciso di non accendere nemmeno il computer, volevo iniziare a sfogliare i due libri che ho comprato nel pomeriggio e godermi la serata, probabilmente una delle ultime serate miti prima dell'arrivo dell'estate texana. Rilassarsi è rilassante, le riflessioni che ti ronzano per la testa affiorano più volentieri e si concretizzano poco a poco, quasi volessero godersi anche loro il momento. Anche il cervello, occupato tutto il giorno in valutazioni complicatissime che non serviranno a niente se non a tenerci impegnati, si dimostra più collaborativo e ci aiuta a collegare la realtà contingente con il ricordo di qualcosa che si era letto tempo fa. Mi viene una frase così: Rilassarsi, bello, dove si compra?

Ieri è stato un giorno particolare. Ho letto quasi contemporaneamente due posts diametralmente opposti e perfettamente coerenti fra loro. Quello di Eli che sta finendo la sua esperienza qui negli states, e quello di Simo che è appena arrivata con il suo carico di entusiamo. Arrivo e partenza, inizio e fine, come ogni ciclo della vita. E noi che siamo nel mezzo, guardandolo accadere, nel ricordo del nostro arrivo ed in attesa della nostra partenza. Che sensazione strana eppure familiare allo stesso tempo. Pessoa la descriverebbe così:

"Oggi è partito per la sua terra natale, pare definitivamente, colui che viene designato come il fattorino, quello stesso uomo che ero abituato a considerare come parte di questa casa umana e dunque come parte di me e del mio mondo. Se n'è andato oggi. Nel corridoio, quando ci siamo incontrati casualmente per l'attesa sorpresa del commiato, gli ho dato un abbraccio che mi ha timidamente retribuito, e ho avuto sufficiente coraggio per non piangere come, dentro il mio cuore, desideravano senza che io lo volessi i miei occhi caldi.
Ogni cosa che è stata nostra, seppur solo per accidente di convivenza o di visione, appunto perchè è stata nostra diventa noi stessi. Oggi dunque non è stato per me il fattorino dell'ufficio a partire per un paesino della Galizia che ignoro, è stata una parte vitale, perchè visiva e umana, della sostanza della mia vita. Oggi ho subito un'amputazione. Non sono più esattamente lo stesso. Il fattorino dell'ufficio è partito.
Tutto quanto succede nel dove in cui viviamo, succede in noi. Tutto quanto cessa in ciò che vediamo, cessa in noi. Tutto ciò che è stato, se lo abbiamo visto quando era, quando se ne va è tolto da dentro di noi. Il fattorino dell'ufficio è partito."

Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares, nota 35.


.. ed io non ce l'ho fatta a non accendere il computer ..

3 commenti:

Metello ha detto...

Bellissimo questo passaggio.

Simo ha detto...

Che meraviglia! Tu e Pessoa mi avete proprio emozionata! :)

Daniele ha detto...

Si, scrive bene il ragazzo ...